L’inchiesta alla ricerca del marcio in Alaska fa riscoprire la Palin bella e vitale

I campioni del giornalismo engagé di sinistra si staranno bacchettando le mani a vicenda, maledicendo quel giorno di tre anni fa in cui hanno deciso di chiedere al procuratore generale dell’Alaska di pubblicare le email inviate da Sarah Palin durante il suo governo a Juneau. Ora che gli scatoloni pieni di carta sono stati concessi, il magazine controculturale Mother Jones, i segugi di ProPublica con premio Pulitzer e i cani da guardia del potere di Msnbc possono comunque menare il torrone del giornalismo bello e trasparente.
21 AGO 20
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Volevano esporre la follia petulante di Sarah, le impennate in moto, la distribuzione di fucili con cui uccidere specie protette, le trivellazioni nel backyard, insulti razzisti agli avversari, lezioni di geografia creativa, teorie del complotto, negazioni dell’Olocausto. Per ora hanno trovato soltanto una email del Foglio (con risposta cortese e automatica), una di Dio e tanta normalità, tutte cose che aiutano l’impresa altrimenti ardua di riabilitare l’immagine di Palin. Quella firmata dal “Padre celeste” è la più importante, anche se grazie alle ricerche dei giornalisti-filologi sappiamo che sarebbe deontologicamente scorretto attribuire i virgolettati a Dio. E’ Palin che si è improvvisata speechwriter del Creatore per spiegare a parenti, amici e a se stessa perché la nascita di Trig, il quinto figlio, affetto da sindrome di Down, non è una maledizione ma il più inaspettato dei doni.
Mancavano pochi giorni al parto quando Sarah si è seduta al computer per scrivere un monologo oltremondano: “Ho sentito le tue preghiere che questo bambino fosse felice e in salute, e le ho esaudite perché io voglio soltanto il meglio per te”. Sarah e Todd conoscevano molto bene il difetto cromosomico del bambino, e lo svolgimento della lettera mostra il dramma umano e l’abbandono allo sguardo divino che scruta i cuori. “Hanno saputo che Trig avrebbe potuto portare con sé più sfide e più gioia di quelle che loro avrebbero potuto immaginare. All’inizio, la notizia sembrava surreale e triste. Ma ho concesso alla mamma e al papà di Trig molto tempo per pensarci, perché di molto tempo c’era bisogno perché capissero che tutto sarebbe andato bene”. Il “meglio” ricorre in ogni paragrafo, riportando allo scoperto l’energia paliniana che una volta ha fatto innamorare l’America della sua immagine vitale e leggera, venata di un religiosità popolare che non è un randello con cui abbattere la cultura secolarizzata. “Alcuni pensano che Trig non dovrebbe nascere, perché pensano che i bambini down non siano considerati ‘perfetti’ nel vostro mondo. Molti esprimeranno solidarietà, ma non ne voglio né ne ho bisogno, perché Trig sarà una gioia”.
Le scartoffie che dovevano ficcarla nello scantinato della politica impresentabile sono più che altro la prova del volto umano di Palin, quello che è stato sepolto sotto una politica becera e polverosa dove lei ha finito per condannare il suo stesso eccezionalismo gioioso e leggero. Palin ha rinunciato a essere Palin quando è stata strappata dal suo humus familiare e teologico per arruolarsi in una truppa che non le apparteneva, ma per fortuna alcuni giornalisti con la schiena dritta hanno lavorato anni per restituire l’immagine che fu e che potrebbe essere ancora. Benedetta eterogenesi dei fini.